Le streghe

Nei secoli passati e fino a cinquant’anni or sono, nella nostra popolazione rurale non si parlava che di streghe.

Secondo la fantasia popolare esse erano tutte vecchie, magre, brutte, discinte, scarmigliate, in relazione col demonio, che coi loro incantamenti, coi loro malefizi, scongiuri, seccavano le erbe e i prati, facevano morire e ammalare persone, animali.

Ora la credenza nelle streghe, nei loro malefizi e le superstizioni non sono del tutto scomparse, ed ecco quanto scrive in proposito un Parroco di un paese vicino nella Rivista «Buona Parola» del Dicembre 1926:

«Sembra impossibile che in pieno 1926 vi siano ancora superstizioni e superstiziosi.
Talora è una madre esterrefatta dallo spavento che porta a mostrare al Parroco un gruzzolo di penne di pollo arruffate che essa ha trovato nel materasso della figlia. Pensate un po’ se quella figlia potrà avere fortuna!

Tal’altra è una nubenda che viene a chiedere la cera delle tre candele del Sabato Santo.
Per farne che? Vuol metterla e cucirla nel pagliericcio per premunirsi dai malefizi.

Non si sa mai, le sorprese possono essere tante! Un’altra volta una povera vecchietta per poco non fu malmenata, perché una sua vicina s’era ammalata gravemente. I parenti della malata ritenevano quel male effetto di stregoneria, e quella vecchietta strega colpevole.

Vi sono poi in giro anche delle donne specializzate nel segnare i malati. Mi dispiace di non potervi riferire tutto il procedimento da loro usato in tali frangenti. Non parliamo poi delle innumerevoli richieste di benedizioni! Vi sono anche le pratiche pei casi diremo così disperati.

Mi spiego. Tizio amoreggia con Tizia: ma un bel giorno ha cambiato idea, ed ora va da Caia.
Il caso è serio. Ma niente paura, c’è chi conosce il segreto per far tornare Tizio da Tizia e confortarlo dell’abbandono patito. Ecco quella tale vecchietta: essa con certi scongiuri, con certe candele accese, eccetera saprà trarre d’impaccio la disgraziata.

Altre volte per casi straordinari si esce dal paese, e si fa ricorso al mago o alla maga del paese, o a quelle che fanno le carte.
Non si crede al Vangelo, si crede al mago, alla sonnambula, al giuoco delle carte, e si appendono alla catenelle dell’orologio il quadrifoglio, il ciondolo portafortuna».