Le canzoni popolari

Quando ero giovane la canzone che si cantava da per tutto, che veniva suonata continuamente da tutti gli organetti era «La stella confidente».
Dopo qualche anno fu sostituita da un’altra «Vorrei baciare i tuoi capelli neri».

Lo sa il mio amico avvocato Achille Rossi, quando a Pavia si studiava in quel caldo mese di luglio, quanta noia ci ha dato quell’organetto, che tutti i giorni, per ore intiere strimpellava sotto le nostre finestre quella canzone. Dopo qualche anno la canzone, tanto in voga, non si cantò più.

Venne la guerra libica che, nel 1911, 1912 destò nelle nostre popolazioni un certo entusiasmo, e da per tutto si cantava l’inno a Tripoli «Bel suol d’amore» «Terra incantata».

Scoppiò il conflitto europeo, e l’intervento dell’Italia nella grande guerra. La popolazione credeva che la conflagrazione dovesse durare pochi mesi, e che le truppe italiane, appena varcate le frontiere, dovessero subito entrare trionfanti in Trento e in Trieste.

Vennero invece anni tristissimi: continue notizie di soldati morti, feriti, dispersi, prigionieri, ammalati, tennero nella più grande angoscia le famiglie.

Coll’avvento del fascismo non si cantarono più le canzoni popolari al governo della pubblica cosa la canzone e la bandiera rossa furono relegate sul solaio.

Passando nelle vicinanze della filanda si sentono le operaie cantare «Le litanie della Madonna», e alla festa, nelle vicinanze degli Oratori, si sente cantare «Vogliamo Dio per nostro Padre - Vogliamo Dio per nostro Re».

Nei begli anni del nostro Risorgimento, quando il partito Liberale era in auge, i numerosi militi della Guardia Nazionale di Appiano cantavano pur essi inni patriottici.

Oltre al fatidico inno di Garibaldi, e alla canzone popolare «La bandiera dei tre colori è sempre stata la più bella« cantavano altri inni di cui non ricordo che qualche strofa di due.
Uno incominciava:

Quando la tromba suonava all’armi
Con Garibaldi corsi a arruolarmi:
La man mi strinse con forte scossa,
E mi diè questa camicia rossa.
Tu sei lemblema dell’ardimento:
il tuo colore mette spavento:
Tra poco uniti andremo a Roma,
Camicia rossa, camicia indoma.


E l’altra:

Addio mia bella, addio,
L’armata se ne va,
Se non partissi anch’io
Sarebbe una viltà!
Il sacco è preparato
Sull’omero mi sta:
Son uomo e son soldato
Viva la libertà.


Negli anni precedenti al 1859, nelle riunioni lontane dalla sbirraglia, si cantava:

Guarda Giulay,
Che ven la primavera,
Vi guarderem in cera
Coi bomb e coi cannon.